I Pagliacci
di Ruggero Leoncavallo andata in scena il 30-10-2010 al Teatro Franco
Zappalà è stata recensita già nel
precedente post, ma
solo ora posso narrarne,
velocemente, la trama.
Ruggero Leoncavallo oltre ad aver composto
La musica è anche l’autore del libretto,
La musica è anche l’autore del libretto,
Rappresentata la prima volta il 21 maggio1892 a Milano al Teatro Dal Verme
L’opera è’ispirata ad
un tragico fatto di cronacarealmente accaduto in
Calabria quando il compositore era bambino e di cui si occupò suo padre ,il magistrato che istruì il processo che vide
la condanna dell’omicida. Anticipiamo che Leoncavallo apparteneva a un gruppo di operisti
italiani tra l'ultimo decennio dell’800 e i primi del 900 di
cui faceva parte anche Pietro Mascagni, autore della
“Cavalleria Rusticana” di cui
parleremo
in seguito, A tale gruppo fu dato il nome
di Giovane scuola e i musicisti più rappresentativi furono :
Questi applicarono nell’ambito musicale, in parte, la corrente
letteraria del verismo, anche se taluni tendendo a negare, ciò
inseriscono ne la giovane scuola il nome di Lorenzo Perosi, autore solo di musica sacra. ma che
fu molto stimato da Giacomo Puccini.
Come personale giudizio, quelli che tra questi più si distinguono
quali compositori veristi sono i primi tre.
Torniamo, quindi, all’opera.
letteraria del verismo, anche se taluni tendendo a negare, ciò
inseriscono ne la giovane scuola il nome di Lorenzo Perosi, autore solo di musica sacra. ma che
fu molto stimato da Giacomo Puccini.
Come personale giudizio, quelli che tra questi più si distinguono
quali compositori veristi sono i primi tre.
Torniamo, quindi, all’opera.
PROLOGO,
A sipario ancora chiuso Tonio,
attore della compagnia teatrale
protagonista
dell’opera, in costume da Taddeo,
personaggio che interpreterà nello
spettacolo inserito nello
spettacolo, si presenta come il Prologo, uscendo
dallo spiraglio della tela. Col
suo discreto”Si può, si può?”presenta più
che l’opera l’autore stesso col
suo modo d’intendere e quella
Giovane
scuola
di operisti a cui apparteneva. -
“Si può, si può?” il discreto
Tonio
In questo momento
non è un personaggio, è il PROLOGO, la prefazione
di un libro o
meglio la presentazione dell’evento da parte di chi è estraneo
alla vicenda e che non ha nessuno che lo
introduca ne un personaggio ne un evento.
“Signore!
Signori!... Scusatemi
se
da sol me presento. Io sono il prologo:”
e da qui esegue il credo
verista dell’autore, si dice proprio inviato da questo
Ma
non per dirvi come pria: «Le lagrime
che
noi versiam son false! Degli spasimi
e
de' nostri martir non allarmatevi!»
Questa è la tragica filosofia verista quella di metter il pubblico
direttamente di fronte la realtà anziché far compiere a questi lo sforzo, che
mai farebbe, per tradurre il puro
diletto in insegnamento.Questo passo ci deve ricordare l’epigrafe scritta su la porta del
teatro
Massimo .” vano delle scene
il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”Concludendo volge un monito al pubblico l’invita a considerare gli attori più che per i loro costumi
per le loro anime che non son diverse da gli altri.
“E voi, piuttosto che le nostre povere
gabbane
d'istrioni, le nostr'anime
considerate,
poiché noi siam uomini
di
carne e d'ossa, e che di quest'orfano
mondo
al pari di voi spiriamo l'aere!
Il
concetto vi dissi... Or ascoltate
com'egli
è svolto.
(gridando
verso la scena)
Andiam.
Incominciate!”
Rientra e la tela si leva.
Prologo Piero Cappuccilli
A Montalto Uffugo, in Calabria, arriva una compagnia di attori
Girovaghi per
allietare i paesani con una rappresentazione.
Questo sorta di
carro dei Tespi viene accolta festosamente dai paesani che gioiscono pPer la novità
che fanno anche qualche apprezzamento su
Nedda la bella moglie di Canio, capo della compagnia. Un allusione, al fatto che Tonio non lo
segua a ” bevereun buon bicchiere” invitando a precederlo, spinge
Canio a chiarire questo delicatissimo argomento e rivolgendosi a
tutti canta “Un tal gioco, credetemi, è meglio non giocarlo……”
nell’ascoltarlo Nedda
che non è la moglie che il marito crede, si sente Confusa .
Le allusioni dei contadini non erano del tutto
infondate poiché Tonio Rimasto solo con
Nedda comincia a corteggiarla, ma ne è respinto.Allontanatosi
Tonio, ecco arrivare una vecchia
conoscenza di Nedda, anzi qualcosa di più, l’intediamo dal tono confidenziale dell’incontro.
Silvio, spavaldo campagnolo, già riamato dall’attrice che prima l’accoglie con timore,dato il tono del
discorso fatto da Canio,
in precedenza, ma poi cede alla corte e decidono di fuggire
insieme nella notte. Al momento in cui Silvio
si allontana o
come è scritto nel libretto: scavalca un muricciolo
Ecco giungere
Canio, avvisato dal respinto Tonio , che furente,
si scaglia
contro quell’ombra che non conosce ne può distinguere nell’oscurità.
Vuol a tutti i costi, dalla moglie, il nome del suo amante, lei si rifiuta
e scoppia una lite.
La calma è quasi
imposta da PEPPE che invita Canio
a prepararsi per la recita e Tonio ad andare alla cassa perché il
pubblico arriva! Canio, quasi delirante, deluso,
triste deve sforzarsi a recitare, così Veste la giubba e si impone: “Ridi, Pagliaccio” “Ridi del duol che t'avvelena il cor!”
Vesti la giubba
2
II ATTO
Dopo l’Intermezzo
La trama della commedia che la compagnia che Canio mette in scena riflette, guarda caso,il suo dramma personale, questi
impersona, Pagliaccio,un marito tradito dalla sposa Colombina con Arlecchino suo corteggiatore
questo canta una serenata all’amata.
Ko-Mula-Chorégies
d'Orange
Poi entra in scena il marito e a
questo punto gradualmente la commedia si va confondendo con la realtà. Pagliaccio e Canio
vivono lo stesso dramma e gli spettatori stessi non capiscono
se stanno assistendo a una finzione scenica o una dura
realtà.
Peppe comprende che il copione non viene del tutto rispettato maTonio gli impedisce d’intervenire, la sua vendetta si sta attuando! La commedia giunge al punto in
cui, nella realtà Peppe ha interrotto la lite tra Canio e Nedda, ora però non può intervenire tra Pagliaccio e Colombina. Di fronte
all’ultimo rifiuto di questa di rivelare il nome del suo amante, Canio sotto le vesti di
Pagliaccio l’uccide.
Silvio accorso per
soccorrerla si svela e cade anche
lui trafitto dalle coltellate di Pagliaccio che con fare ironico e beffardo esclamerà: "la commedia è
finita!".
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Il personaggio chiave
dell’opera è l’artefice del dramma: Tonio, appare come un Rigoletto solo,
difforme, povero anch’esso e con la stesso complesso d’inferiorità e voglia
di vendetta. Lancia così il seme
dell’odio nel cuore di
Canio mostrandogli
la prova del tradimento e purché si
compia quella sua vendetta, concepibile
solo in una mente frustrata,
frena il
generoso Peppe che accortosi dell’anomalia della recita vorrebbe intervenire,Il focoso impulsivo Canio diviene vittima della
sua stessa passionalità e sete di vendetta. La prima e stolta colpevole è proprio la donna
che agisce con una testardaggine superiore alla passionalità del marito. La morale,
però, non è da cercarsi in ciò che appare, bensì
in ciò che manca: l’assenza di buon senso e d’Amore.
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